Caterina Furlan. Chiara Callegari, Paolo Pastres (a cura di)

Da Vasari a Cavalcaselle

Storiografia artistica e collezionismo in Friuli dal Cinquecento al primo Novecento

Nel corso del Cinquecento, in concomitanza con la piena fioritura della ‘civiltà’ del Rinascimento, anche in Friuli, regione periferica ma non marginale, comincia a svilupparsi una riflessione critica e storiografica sulle arti che, prendendo spunto dalle scarne indicazioni offerte dal Vasari nelle Vite (1550; 1568), sfocerà nella fondamentale Storia delle belle arti friulane del conte Fabio di Maniago, pubblicata a Venezia nel 1819. Raccogliendo e perfezionando le notizie fornite dagli eruditi settecenteschi, essa costituirà a sua volta il punto di partenza per le successive indagini di Giovanni Battista Cavalcaselle, al quale dobbiamo tra l’altro il primo inventario degli oggetti d’arte della Provincia del Friuli. Oltre a tracciare una storia del collezionismo attraverso alcune raccolte particolarmente significative, il volume permette di seguire in dettaglio lo sviluppo della storiografia artistica del Friuli dal Cinquecento al primo Novecento, allorché la mostra dedicata al Pordenone nel quarto centenario della morte (1939) stimola Sergio Bettini a riflettere sulla poetica di questo ‘eccentrico’ maestro che, formatosi nell’ambito della cosiddetta scuola tolmezzina, diventerà uno dei principali esponenti della maniera moderna in area padana.