Bruno Maria Franceschetti

Verso un'azienda sociale ibrida e meno not for profit

«L’impresa sociale è una realtà complessa e poliedrica ed è difficile darne una lettura unitaria» (Borzaga 2009). La comunità scientifica ha prevalentemente seguito un approccio costruttivista nell’elaborare le definizioni di azienda sociale e imprenditore sociale. Conseguentemente, si riscontrano numerose definizioni, parziali, basate per lo più sulla dicotomia: valore sociale vs valore economico. Sposare una concezione olistica di valore potrebbe essere la strada che conduce a una definizione condivisa di social enterprise e social entrepreneur. L’azienda sociale è l’«unità elementare dell’ordine economico generale» (Giannessi 1960) e il mezzo attraverso cui il soggetto economico sociale opera. A livello internazionale cresce l’interesse verso la creazione di un’economia più responsabile, in cui le performances aziendali non vengano più misurate esclusivamente in termini di profitto. La figura del capitalista/imprenditore/soggetto economico sta cambiando. Tuttavia, la disciplina nazionale in merito all’azienda sociale (ex D.lgs 155 del 2006) sembrerebbe di ostacolo al processo evolutivo. L’azienda sociale italiana, rispetto alle sorelle estere (Regno Unito, Belgio, Finlandia e Stati Uniti d’America), ha una struttura legale troppo rigida che rischia di renderla nella forma impeccabile, ma nella sostanza di scarsa attrattiva.