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Perché "Divina Commedia" si appelli il poema di Dante. Dissertazione di un italiano (1819) con le annotazioni manoscritte dell’Autore (1819-1841)

Rossetti, Domenico; A cura di: De Nicola, Francesco; Guagnini, Elvio

Editore: EUT Edizioni Università di Trieste Collana: Fuori collana
pp. 165; ill. ISBN: 978-88-5511-641-1
ed. 2025 eISBN: 978-88-5511-642-8
Formati: Stampa, eBook
Prezzo: € 19.00
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Perché Divina Commedia si appelli il poema di Dante. Dissertazione di un italiano è il testo di una conferenza (“Dissertazione”, nel titolo della pubblicazione; “ragionamento”, secondo la definizione dell’autore) letto da Domenico Rossetti alla Società del Gabinetto di Minerva il 2 gennaio 1818, edito – nel 1819 – a Milano dalla Società Tipografica de’ Classici Italiani, diretta – in quegli anni – da Antonio Fortunato Stella, uno dei maggiori stampatori e librai del primo Ottocento, in rapporti di amicizia e di cultura con alcuni tra i maggiori scrittori del suo tempo (tra gli altri: Leopardi, Monti e Porta). Lo scritto di Rossetti, che qualche critico ha considerato la prima Lectura Dantis italiana, prende le mosse dalla questione del titolo della Commedia di Dante (utilizzando passi e testimonianze dell’autore per sostenerne legittimità e sia pure indiretta paternità), per allargarsi a una interpretazione generale del poema. È un testo che Rossetti intendeva riprendere e rielaborare, aggiornandolo: come mostrano le Annotazioni manoscritte (1819-1841) apposte dallo stesso Rossetti a un esemplare del saggio, dove l’autore dialoga criticamente (e talvolta polemicamente) con studiosi precedenti e contemporanei da Schlosser a Witte, da Vico a Schelling, da Monti a Perticari, da Gabriele Rossetti a Foscolo; con argomenti tratti dal (e a sostegno del) suo particolare classicismo.